Artrosi
L’ artrosi o osteoartrosi (OA) rappresenta una delle principali patologie dell’età adulta, si stima che in Italia siano colpiti 4.000.000 di soggetti e i numeri sono sicuramente destinati a salire dato l’invecchiamento della popolazione e i cambiamenti dello stile vita.
Fra le malattie reumatiche è la prima per incidenza e la prima tra le malattie dolorose ad elevato costo sociale. Nella popolazione over 65 anni è la prima causa di invalidità. L’ artrosi è una malattia ad evoluzione cronica che si caratterizza, a grandi linee, da alterazione delle cartilagini ialine articolari e della matrice extracellulare (ECM), osteosclerosi, cisti subcondrali e osteofiti provocando dolore e “insufficienza” articolare.
Fino ad oggi classificata in primaria e secondaria, in base ad un concetto di prevalenza di malattia, oggi l’ artrosi può essere considerata un insieme eterogeneo di condizioni che, attraverso meccanismi fisiopatologici non ancora del tutto noti, arrivano ad un quadro patologico e radiografico comune.
E’ ormai chiaro che la predisposizione e i polimorfismi genetici influenzino il fenotipo artrosico, come nel caso di alcune localizzazioni quali la forma nodale delle mani o la gonartrosi, e che ci siano delle differenze fenotipiche tra le etnie. Le forme di artrosi precoce e distruttiva è legato alla presenza di condrodisplasie da mutazioni genetiche ed è più frequente in alcuni aplotipi relativi a specifici locus HLA del complesso maggiore di istocompatibilità.
Dal punto di vista biomeccanico, le articolazioni sottoposte al maggior carico sia portante che funzionale (come accade in alcune attività lavorative o sportive) sono quelle in cui il danno artrosico progredisce più rapidamente. Le deviazioni dell’asse articolare (valgismo e varismo) sono legate ad una relativamente precoce artrosi compartimentale che mostra generalmente un evoluzione clinica più rapida e meno responsiva ai trattamenti rispetto alle altre articolazioni.
Manifestazioni cliniche
L’ artrosi si caratterizza per quattro principali manifestazioni cliniche: il dolore, la rigidità e l’impotenza funzionale, le alterazioni strutturali anatomiche e l’evolutivilità.
Il dolore è il sintomo cardine dell’ artrosi e generalmente è la prima manifestazione clinica di malattia, anche se spesso è preceduto dalle alterazioni strutturali già visibili radiologicamente.
Il dolore dell’ artrosi rispecchia generalmente la dominante predominante eziopatogenica che sottende il quadro di malattia:
- dolore da carico, dove predominano le componenti meccaniche;
- dolore da avvio, esprime generalmente aumento dell’attrito articolare. E’ di breve durata e si risolve con il movimento;
- dolore a riposo o notturno, esprime generalmente l’attivazione flogistica, sia articolare che peri articolare.


Trattamento
E’ importante, nei pazienti artrosici con dolore a riposo, indagare la causa dell’attivazione flogistica, perché il controllo della sintomatologia o la possibilità di rallentare l’evoluzione clinica dipenderà molto da questo fattore. Non è raro infatti riscontrare nel liquido sinoviale di questi pazienti cristalli di idrossiapatiti e/o di pirofosfato diidrato di calcio che si legano generalmente a forme a rapida evoluzione. Altre cause di dolore a riposo, di più o meno facile riscontro diagnostico, sono le pliche sinoviali, i corpi liberi intraarticolari, le condromatosi e le osteocondriti, i difetti della superficie e l’edema dell’osso subcondrale, tutte condizioni in grado di alimentare e mantenere la cascata flogistica.
Generalmente la risposta ai FANS, come indicato nelle principali linee guida di trattamento dell’ artrosi, è solo parziale o non soddisfacente, dando ragione dell’esistenza di meccanismi alternativi quali la flogosi neurogena, la sensitivizzazione periferica e poi centrale, e molte altre che tuttavia non sono state del tutto chiarite. Il dolore infine può essere provocato dall’eccessivo affaticamento muscolare (da rigidità articolare e ipotrofia dei muscoli adiacenti), dalle contratture di difesa, dallo stiramento o compressione sui tronchi nervosi adiacenti le articolazioni.
Classificazione e varianti di malattia
La definizione delle varianti dell’ artrosi è molto difficile anche perché, fino ad oggi, non sono del tutto chiare quali siano caratteristiche più importanti su cui basare tale distinzione. La recente letteratura e le conoscenze acquisite negli ultimi anni, sembrano definire queste varianti come gli estremi di uno spettro eterogeneo di manifestazioni della stessa malattia. Gli studi genetici hanno fornito e forniranno maggiore chiarezza sulla variabilità fenotipica dell’ artrosi.
I quadri attualmente meglio definiti che differiscono dall’andamento classico della artrosi sono: artrosinodale e la forma erosiva delle mani, coxartrosi o gonartrosi rapidamente progressiva, artrosi neuropatica e la iperostosi scheletrica idiopatica diffusa (DISH).
Artrosi nodale ed erosiva della mano
Le articolazioni più frequentemente colpite sono le interfalangee distali (IFD), quelle prossimali (IFP) e della trapezio metacarpale (TMC). Le forme nodali e la forma erosiva hanno un carattere ereditario e colpiscono maggiormente le donne in età menopausale (10:1). La forma nodale si caratterizza per dolore e tumefazione delle interfalangee con comparsa dei noduli di Heberden (IFD) e di Bouchard (IFP).
Coxartrosi e gonartrosi rapidamente progressiva
Le rapidamente destruenti della coxofemorale e del ginocchio si presentano generalmente con una sintomatologia dolorosa particolarmente accentuata e si accompagnano spesso a sinovite marcata, rapida condrolisi o a condrocalcinosi. Si assiste pertanto a due forme distinte, artrosi rapidamente distruttiva o artrite da microcristalli che induce artrosi destruente, anche se non ci sono tuttavia acquisizioni scientifiche che ci diano una chiara definizione. Nel caso della presenza di cristalli è comunque necessario indagarne le possibili cause di deposito, quali l’iperparatiroidismo, ipotiroidismo, ipomagnesemia e emocromatosi
Osteoartrosi neuropatica o di Charcot
La denervazione delle articolazioni o la perdita di sensibilità possono portare a sviluppare una forma di OA rapidamente destruente e caratterizzata da abbondante neoformazione ossea. Questi quadri si associano spesso con alcune malattie quali gli stadi avanzati di sifilide (ginocchia), la siringomielia (spalla) e, il più frequente in assoluto, con la neuropatia diabetica (piede). Per alcuni autori, anche l’artropatia destruente di spalla da idrossiapatiti (spalla di Milwaukee) può essere considerata una variante di questa condizione.
Iperostosi scheletrica idiopatica diffusa (DISH)
Si caratterizza per la calcificazione e ossificazione diffusa dei legamenti, prevalentemente anterolaterali vertebrali, con formazioni di entesofiti a ponte e osteofiti di grosse dimensioni che portano ad una netta riduzione dei movimenti fino all’anchilosi. Possono essere coinvolte anche le articolazioni periferiche, che mostrano la formazione di osteofiti o di speroni ossei e la calcificazione dell’inserzione dei legamenti (entesopatia). Si associa alla malattia dismetabolica e sembra che vi sia un legame con l’aumento delle concentrazioni plasmatiche di insulina e di ormone della crescita
Collagene: una cura innovativa per l’artrosi
Come abbiamo visto, le tipologie di artrosi così come le sue cause possono essere molteplici. Prescindendo dalla loro varietà, l’elemento principale che caratterizza questa patologia è la degenerazione della cartilagine articolare.
Da un punto di vista fisico, l’articolazione colpita da artrosi potrebbe essere paragonata alle giunture arrugginite di una vecchia automobile. La differenza però è fondamentale: il nostro corpo è fatto di tessuti vivi, dotati della capacità di rigenerarsi e ripararsi autonomamente. L’artrosi si manifesta quando questa capacità vitale è sopraffatta dalla degenerazione: l’artrosi è dunque il risultato di una compromissione dell’equilibrio tra il catabolismo e l’anabolismo che contraddistingue tutti i processi viventi.
Il ragionamento sulla cura dell’artrosi trova in questo processo il suo fulcro, concentrandosi sul costituente basilare del nostro apparato osteoarticolare: il collagene.